Allied screening commission C.M.F.
Assistenza data a ex prigionieri di guerra alleati
Documento del 24 maggio 1945.
Richiesta di riconoscimento dell’aiuto prestato da Giuseppe Locatelli di Berbenno (Bg) a cinque ex prigionieri alleati, presentata all’Allied Screening Commission (CMF).
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Tutti i prigionieri vissero in casa di Giuseppe Locatelli per 20 mesi, senza compenso.
Il Comitato di Liberazione di Berbenno ne attestò il ruolo. -
Il modulo, firmato dal sindaco Mazzoleni, dal prevosto Locatelli e dallo studente Gian Giuseppe Zanella, riflette la rete di solidarietà locale attiva nella zona di Berbenno e della Valle Imagna.
Questo modulo dell’Allied Screening Commission, compilato a guerra appena finita, è tra le poche prove superstiti che documentano l’assistenza a prigionieri alleati nella Bergamasca. La grafia concisa degli ufficiali angloamericani, nel linguaggio burocratico, contrasta con la gravità dei fatti attestati.
Leggere tra le righe: cosa rivela l’originale
1. Timbri e annotazioni:
– Nota l’intestazione del modulo con la sigla CMF: Commission Mediterranean Forces
– Nota la firma autografa del richiedente e dei testimoni, fra cui il parroco Locatelli, il sindaco Mazzoleni e lo studente Zanella.
Il timbro in rosso del Comune di Berbenno vistato da G. Salvi per il sindaco Mazzoleni il 12 giugno 1945.
2. Dettagli nascosti:
– La dicitura “Coimur Rjemagia” per il prigioniero Zerolut Zarol, mostra come gli ufficiali alleati abbiano trascritto foneticamente nomi slavi, rivelando le difficoltà comunicative dell’epoca.
3. Provenienza:
– Documento conservato presso l’Archivio Storico del Comune di Berbenno, busta 71 fasc. 4.
Richiedente: Giuseppe Locatelli fu Battista, via Calocatelli, Berbenno
Giuseppe Locatelli, un contadino di Berbenno nel 1943-1945 offrì rifugio a diversi prigionieri alleati fuggiti dal campo di prigionia fascista della Grumellina, vicino a Bergamo, nascondendoli nella sua abitazione.
La sua storia è documentata nell’Archivio Storico del Comune di Berbenno [Cartella 71, fascicolo 4].
Prigionieri:
1. Prigioniero:
Magia, Jugoslavo, Sergente, Fanteria
Cibo e alloggio fornito dal 10-09-1943 al 24-05-1945
Vestiario fornito: 1 vestito completo
Denaro fornito: £ 2.500 (ITL)
2. Prigioniero:
Stefano, Greco, Soldato, Fanteria
Cibo e alloggio fornito dal 10-09-1943 al 24-05-1945
Vestiario fornito: 1 vestito completo
Denaro fornito: £ 5.000 (ITL)
3. Prigioniero:
Tsolacoglu Constino [?], Greco, Alpino
Cibo e alloggio fornito dal 10-09-1943 al 24-05-1945
Vestiario fornito: 1 vestito completo
Denaro fornito: £ 1.000 (ITL)
4. Prigioniero:
Kemo Cuerzinos Posguolos [?], Jugoslavo, grado: T.N. =, nacinista [? Macchinista]
Cibo e alloggio fornito dal 10-09-1943 al 24-05-1945
Vestiario fornito: 1 vestito completo
Denaro fornito: £ 4.000 (ITL)
5. Prigioniero:
Zerolut Zarol [?], Jugoslavo, grado: Coimur Rjemagia [?]
Cibo e alloggio fornito dal 10-09-1943 al 24-05-1945
Vestiario fornito: 1 vestito completo
Denaro fornito: =
Informazioni sul servizio prestato:
> Siete stato il solo a provvedere il cibo durante il periodo dichiarato: Sì
> I prigionieri hanno vissuto in casa vostra: Sì
> Denaro ricevuto: No
Note: = Trascrizione dal documento originale, con possibili errori di interpretazione dovuti alla grafia o al deterioramento del documento.
Documentazione:
Lettera allegate del 25-04-1945, firmata del soldato Jugoslavo con un nome di non facile lettura, Ilya T. Haminofinc [?] per l’assistenza ricevuta da Giuseppe Locatelli.

Data di compilazione del modulo: 24-05-1945
Firma richiedente: Si
Testimoni:
– Marino Mazzoleni, sindaco
– Locatelli don Isidoro, prevosto
– Zanella Gian Giuseppe di Almé con Villa, studente
Solidarietà nel fuoco drammatico della guerra
La storia di Giuseppe Locatelli e i cinque prigionieri alleati di Berbenno (1943-1945)
Nell’autunno del 1943, mentre l’Italia precipitava nel caos dell’occupazione nazista e della guerra civile, nelle montagne delle Valle Imagna, a Berbenno (Bergamo) un agricoltore di nome Giuseppe Locatelli compiva una scelta coraggiosa: aprire la sua porta a cinque uomini braccati, ex prigionieri alleati fuggiti dopo l’8 settembre. Per quasi due anni, nella sua casa di via Calocatelli, Slavo, Stefano, Constino, Kemo e Zerolut – un sergente jugoslavo, un soldato greco, un alpino e due macchinisti – trovarono rifugio, vestiti e cibo, nonostante i pericoli delle retate fasciste e la povertà di quegli anni.
Questa storia, dimenticata per decenni, riemerge oggi grazie a un documento ufficiale dell’Allied Screening Commission (CMF), compilato il 24 maggio 1945 e firmato dal sindaco Marino Mazzoleni e dal prevosto don Isidoro Locatelli. Il modulo, conservato negli archivi, è una testimonianza cruda e preziosa:
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20 mesi di assistenza ininterrotta, dal settembre 1943 alla Liberazione.
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Ospitalità totale: i prigionieri vissero in casa, non in cascine isolate.
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Sacrificio economico: Locatelli fornì 13.500 lire (equivalenti a circa 6 mesi di salario di un operaio) senza mai chiedere rimborsi.
La vicenda si inserisce nel contesto della Resistenza civile bergamasca: dopo l’armistizio, migliaia di ex prigionieri alleati (soprattutto jugoslavi, greci e britannici) cercarono la fuga e un rifugio nell’Italia settentrionale e in Svizzera. A Berbenno, come in molti paesi, reti informali di contadini, parroci e comitati clandestini, collaborarono per salvarli. Il Comitato di Liberazione locale (citato nel documento) fu probabilmente il tramite tra Locatelli e gli Alleati.
Perché questo documento è importante?
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Rarità: Poche richieste all’Allied Screening Commission menzionano cinque prigionieri contemporaneamente.
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Dettagli inediti: La lista precisa di vestiti e denaro sfata il mito di un’assistenza “spontanea” e disorganizzata.
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Prove di riconoscimento: Le firme del sindaco e del prevosto suggeriscono che Locatelli fosse già noto per il suo impegno.
Una storia che parla di coraggio quotidiano, ma anche di un’Europa in cui soldati italiani, greci e jugoslavi si salvarono tra le macerie della guerra, grazie all’aiuto di alcune persone generose che li aiutarono anche a rischio della loro vita e di quella dei loro cari.

